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Come presentarsi ad un colloquio di selezione
Esiste un adagio che dice : “ l’abito non fa il monaco ”. Sarà.
Ma chiediamoci: l’immagine che proiettiamo all’esterno non è forse importante? La maschera sociale di freudiana memoria non è forse lo schermo che utilizziamo per presentarci al cospetto del prossimo?
E nello stereotipo del comune sentire non si è portati forse a immaginare il medico col camice bianco, il poliziotto con l’uniforme, il prete con la tonaca, la hostess con la divisa di volo ?…
Un professore in aula è più credibile in giacca e cravatta o con un jeans e una maglietta ?
Qualcuno obietterà che non è importante ciò che appare ma ciò che si é. Certo, può essere, se vogliamo proprio stressare il concetto fino alle estreme conseguenze.
Ma chi si farebbe operare da un chirurgo avanti con gli anni, il camice macchiato di sangue e le mani scosse da un tremore sospetto ?
Insomma, secondo noi l’abito fa il monaco. E come!
L’aspetto, il look, come si usa dire, ha un peso importante in una società quale quella odierna che dedica largo spazio all’apparire. Ecco quindi che, nell’ immaginario collettivo il candidato al colloquio di selezione viene rappresentato come una persona ben vestita, se uomo con la cravatta, se donna con una pudica camicetta o una giacca dai colori tenui, i capelli ben ravviati, scarpe lucidate di recente.
Certo, ognuno è libero di comportarsi e di vestirsi come meglio crede.
Ma consentiteci di obiettare che un candidato in jeans, cintura borchiata, stivaletti e orecchino al lobo potrebbe avere minori chances di essere inserito nella short list da presentare al cliente. Chiaro è che non abbiamo nulla contro questa persona, ma è altrettanto chiaro che ogni contesto ha le sue regole e la selezione poggia su regole sperimentate che sono credibilità, serietà, professionalità.
C’è un’espressione francese che evidenzia l’importanza dell’aspetto, quella che normalmente viene chiamata bella presenza : le physique du role.
Non tutti ce l’hanno. Ma con i dovuti accorgimenti possiamo porvi almeno in parte rimedio, avendo cura del nostro aspetto soprattutto in un momento topico per il nostro avvenire quale può essere un colloquio di selezione.
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Cosa fare; cosa dire in un colloquio di selezione
In ogni colloquio di selezione, va da sé, si incontra uno sconosciuto/a. Non l’abbiamo mai visto ma sappiamo che lui/lei è li per valutarci, osservarci, capire se siamo la persona giusta per quel determinato lavoro.
Il fatto stesso che dovremo chiuderci in una stanza con un estraneo potrà causarci ansia e insicurezza. Lui, il nostro interlocutore è invece a suo agio, si vede che ne incontra tante di persone e anche se ci sorride possiede il più delle volte uno sguardo sottilmente indagatore che sembra voler scavare nella nostra psiche : “Sei tu o non sei tu il candidato ideale ?”
Di fronte a questi “specialisti” non avremo scampo se non metteremo in moto tutta una serie di accorgimenti.
Evitare di porgere nel saluto di prammatica una mano sudata e molle, ma nel contempo non stritolare la mano dell’interlocutore con una stretta troppo vigorosa.
Stare seduti composti, nei limiti del possibile evitare di accavallare le gambe, usare una gestualità misurata e non attentare all’incolumità degli oggetti presenti sulla scrivania dell’interlocutore.
Parlare a ragion veduta, sforzandosi di risponder in maniera puntuale ed esauriente alle domande, senza troppi sbrodolamenti e bla-bla-bla.
Utilizzare un tono di voce chiaro, scandire le parole, tenere a bada i cosiddetti “intercalare” (cioè, ecco…) che nulla aggiungono alla comprensibilità del discorso..
Concentrarsi su quello che ci viene detto, cercando di capire con un ascolto attivo cosa si può celare dietro le domande che ci vengono poste
E, soprattutto sorridere, non costa nulla.
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Cos’è un Curriculum Vitae ?
Banalmente si potrebbe dire che è il primo biglietto da visita del candidato. E forse, in questa affermazione, un fondo di verità c’é.
Ma quanti sono coscienti del fatto che già la prima immagine, anche se su carta, è quella che conta ?
Non tutti coloro che cercano lavoro riflettono sul fatto che il primo cancelletto da superare è lo “screening” cartaceo.
E non tutti si rendono conto che questo adempimento è a carico di uno specialista che dovrà destreggiarsi a volte in un mare di documenti, utilizzando la risorsa tempo al meglio, perché è l’unica di cui dispone assieme al proprio acume, per arrivare a leggerne il più possibile.
Per aiutarlo nella selezione dei Curricula vengono in suo aiuto i cosiddetti “cut off” o elementi discriminanti che sono le chiavi di lettura del profilo professionale, i fondamentali richiesti espressamente dall’azienda cliente, senza i quali è vano attendersi che il CV possa essere preso in considerazione per un primo colloquio di selezione.
E allora il primo accorgimento sarà quello di redigere un Curriculum che agevoli il compito del selezionatore, costruendolo sulla base di un “lay out” che consenta una lettura immediata, chiara e sintetica dei contenuti, tracciando un percorso ideale nel quale chi legge trovi in maniera sequenziale e ordinata tutti gli elementi che raccomandino o meno l’inserimento del CV nella rosa di coloro da convocare.
Molto sinteticamente, l’ossatura del CV può essere costituita da una serie di informazioni suddivise per argomenti. Ad esempio :
Parte Prima
Dati anagrafici
(Luogo e data di nascita, luogo di residenza, domicilio, n° telefono fisso, n° cellulare, ecc)
Parte Seconda
Studi e specializzazioni, masters, conoscenza lingue, conoscenze informatiche, ecc.)
Parte Terza
Esperienze di lavoro. L’accorgimento, per disegnarle in funzione del necessario ordine cronologico, sarà quello di evidenziare in prima battuta l’attività lavorativa odierna, per poi proseguire con quelle passate, citando nome del datore di lavoro, attività svolta dall’azienda, funzione svolta ed anni di permanenza nella stessa.
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